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Edith Piaf

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Catherine Spaak racconta Edith Piaf

Il filo conduttore attraverso cui viene raccontata la grandissima cantante francese è l’immensa ed insospettabile fragilità, dalla quale consegue la sua dipendenza da uomini, per la maggior parte freddi, calcolatori, approfittatori, ai quali lei dava incondizionatamente tutta se stessa, per poi accorgersi di aver preso abbagli, subendo cocenti delusioni. A tutti comunque, ha sempre regalato grandi occasioni per raggiungere il successo, sia che fossero musicisti, parolieri, cantanti o futuri attori.

Catherine Spaak con Storie parallele ci racconta Edith Piaf: artista sensibilissima, dall’inconfondibile e straordinaria voce.
Il filo conduttore attraverso cui viene raccontata la grandissima cantante francese è l’immensa ed insospettabile fragilità, dalla quale consegue la sua dipendenza da uomini, per la maggior parte freddi, calcolatori, approfittatori, ai quali lei dava incondizionatamente tutta se stessa, per poi accorgersi di aver preso abbagli, subendo cocenti delusioni. A tutti comunque, ha sempre regalato grandi occasioni per raggiungere il successo, sia che fossero musicisti, parolieri, cantanti o futuri attori. Yves Montand , infatti, le deve la sua iniziazione ai grandi palcoscenici parigini, accanto a lei in cartellone, oltre ai primi importantissimi passi nel mondo del cinema. Per Charles Aznavour, invece, è stata l’insegnante più importante e l’ispiratrice di futuri suoi successi mondiali. Ma il suo grande, unico amore fu Marcel Cerdan, probabilmente perché tragicamente scomparso nel momento più intenso della loro relazione, lasciandole un vuoto incolmabile ed accrescendo così la sua incapacità di convivere con la solitudine sentimentale.

Immagini inedite, filmati d’epoca durante recital dal vivo, qualche frammento delle sue canzoni più celebri cantate in scena (La vie en rose, J’men fous pas mal), alcuni testi tradotti in italiano, molti episodi della sua vita raccontati, consentono di scoprire il vero universo di quella che per tutti è e rimarrà semplicemente la Piaf (nomignolo parigino che sta ad indicare un passerotto).

Si chiamava in realtà Jeanne Gassion ed era nata nel dicembre 1915. E stata la maggiore chanteuse réaliste francese tra gli anni ’30 e ’60. Di origini sfortunate, la cantante aveva vissuto la propria infanzia nella miseria dei quartieri di Belleville. La leggenda vuole che sua madre - una canzonettista di caffè concerto di origine italiana - l’avesse partorita per strada, aiutata da un poliziotto francese. 
Il suo debutto avvenne nel 1935, ma è del 1937 il primo contratto importante con il Teatro dell’ABC. Con la sua voce variegata e caleidoscopica, capace di mille sfumature, la Piaf anticipò di oltre un decennio quel senso di ribellione e di inquietudine che incarneranno poi gli artisti intellettuali della rive gauche di cui faranno parte Juliette Greco, Camus, Queneau, Boris Vian, Vadim.



Quello che colpiva chi la sentiva cantare è che nelle sue interpretazioni sapesse usare di volta in volta toni aggressivi e acidi, sapendo magari passare, subitaneamente, ad inflessioni dolci e venate di tenerezza, senza dimenticare un certo spirito gioioso che solo lei era in grado di evocare. Ormai lanciata nell’empireo delle grandi attraverso il suo secondo impresario, il temibile Raymond Asso, conobbe il poliedrico genio di Cocteau che per lei scrisse Le Bel indifférent. Militante contro la Gestapo durante la guerra, conquistò la Francia con Le vagabond, Le chasseur de l’Hôtel, Les Historie du coeur, Pour deux sous d’amour e soprattutto con La vie en rose, uno dei maggiori successi discografici del dopoguerra, scritto e composto da lei; senza dimenticare il successo mondiale di Non, je ne regrette rien.

Attrice in una decina di film, tra cui Milord e Les amants de demain, Edith Piaf morì l’11 ottobre 1963.

“Da tempo - spiega Catherine Spaak, che ha curata lei stessa la regia di questo spettacolo - desideravo rendere omaggio a personalità francesi che hanno lasciato un segno forte nell’arte, nella musica e nella letteratura della nostra epoca. Questo non solo perché il loro genio mi ha profondamente toccato, ma anche perché, per un capriccio del destino, appena adolescente ho avuto l’immensa fortuna di conoscere alcuni di loro. Nel caso di Edith Piaf, a lei devo la creazione del mio immaginario sentimentale: le sue canzoni mi aprirono gli occhi sul mistero delle attrazioni fatali, la passione, le inquietudini affettive. Per raccontare il suo percorso di vita e la sua arte ho scelto un allestimento scenico essenziale ma fortemente simbolico, consentendo al pubblico di far affiorare il proprio immaginario, guidato dai filmati e dalle immagini scelte, dalla mia voce e dalla sua musica”. 
 



  • Catherine Spaak in 
Storie Parallele – 
Reading teatrale dedicato a Edith Piaf
  • Musiche dal vivo: Matteo Cremolini
  • 
Immagini: Pierluigi Iviscori

  • Luci: Maurizio Fabretti

  • Regia: Catherine Spaak

I VIDEO

La vie en rose

Je m'en fous pas mal

L'inno all'amore

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Catherine Spaak © Official site

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