Sito ufficiale di Catherine Spaak

Home » Press » Rassegna Stampa » Rassegna Stampa » Le confessioni di Catherine Spaak: «Davanti a Gassman ero terrorizzata»
A+ R A-

Le confessioni di Catherine Spaak: «Davanti a Gassman ero terrorizzata»

di Simona Caporilli
«Racconti dal faro». Una donna, la solitudine, la riflessione e la scoperta. È lo spettacolo di una diva, Catherine Spaak, il 5 luglio al Teatro de’ Servi dalle 20.30, messo in...

ROMA - «Racconti dal faro». Una donna, la solitudine, la riflessione e la scoperta. È lo spettacolo di una diva, Catherine Spaak, il 5 luglio al Teatro de’ Servi dalle 20.30, messo in scena con un gruppo musicale e un suo amico musicista, Stefano Graziani. E le sue note.


Catherine Spaak, come descriverebbe lo spettacolo?
«Ho inventato una storia in un luogo neutro e spirituale. Un faro. La storia di una donna con problemi da risolvere. Non solo di salute, ma anche psicologici. Lei decide di isolarsi per un po' di tempo».
Le è mai capitato di ritagliarsi un momento per sé?
«Ho bisogno di questo da sempre. Intanto vivo da sola. E poi ho un posto in campagna dove c'è assoluta solitudine, tra Lazio e Umbria. Passo moltissimo tempo da sola, a dipingere. E scrivo. Mi sono sempre trovata a mio agio».
Quale è il messaggio che vuole dare al pubblico?
«Ce ne sono diversi. Forse il testo è riferito al momento che viviamo. A questo nuovo secolo, con le sue tribolazioni che ci hanno fatto comprendere di come il materialismo sia stata un'illusione. Abbiamo trascurato la parte più importante dell'uomo, che è lo spirito. La spiritualità, per avere un contatto con sé e per un dialogo con la natura. La gente non sa cosa vuol dire il silenzio, stare da soli anche per qualche ora. E senza parlare con nessuno. Lontani da tv, radio, da tutto quello che fa rumore».
Dia un voto alla tv italiana.
«Ma, sa, la televisione rispecchia l'uomo, come il cinema e forse anche la pittura».
Quindi quello che ci dà crucci è l'attualità?
«Non sono preoccupata. Non sono mai stata una persona che ha sguazzato nel lusso».
Quale è, ad oggi, il suo registra preferito?
«Be', forse Sorrentino, ma ce ne sono molti altri, l'Italia ha grandi teste e grandi talenti».
Cosa cambierebbe del passato?
«Se è possibile cambiare le cose bene, altrimenti certe domande è meglio non porsele».
Qualche tempo fa portò in libreria "L'amore blu" (Mondadori). Era un fatto tratto dalla cronaca?
«Era un libro che aveva come tema un rapporto incestuoso. Ma non era il filone principale. Il libro sembra una storia di un incesto ma non lo è. E non per un fatto di censure e tabù. È un libro sulle relazioni antiche: il ragazzo diventa il maestro spirituale della protagonista».
In questo momento ha un libro nel cassetto?
«È spuntato qualche germoglio, ma piccolino».
Parliamo della sua carriera. Quale ricordo serba di Gassman?
«Ho tanti ricordi, sono stata estremamente fortunata a vivere in un momento di splendore del cinema italiano. Ho lavorato con i più grandi. Vittorio, dietro una maschera di goliardia, era un uomo estremamente timido».
E del set dell'Armata Brancaleone? Qualche curiosità?
«Ero terrorizzata. A stento parlavo italiano. Mi prendevano in giro. Vittorio mi faceva arrossire. Poi mi sono vendicata! Dovevo uscire da un laghetto, dovevo dire «Castrocaro», e lui mi ripeteva nell’orecchio "Cattrocaro"».
Qual è stato il più grande successo?
«Non essermi interessata solo all’effimero».
Il suo futuro?
«Parteciperò a "Mission" per la tv. Nei posti dove ci sono persone bisognose di aiuto: probabilmente andremo in Africa, a fine settembre».

Share This Socially!

Catherine Spaak © Official site

Media Surfer Tools of communication